La Conferenza sul clima, Paris 2015

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La ventunesima Conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite ha adottato il primo accordo universale sul clima. L’accordo, seppure definito vincolante, non prevede sanzioni.

Al termine della Conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi è stato approvato, all’unanimità, dai 196 paesi partecipanti un patto globale, chiamato accordo di Parigi, per ridurre le emissioni inquinanti nell’atmosfera. In pratica i 195 Paesi più la Ue che hanno partecipato al vertice di Parigi si impegnano a ridurre le emissioni di gas serra per frenare il riscaldamento del pianeta. In particolare l’accordo si impegna a contenere l’aumento della temperatura globale – attualmente pari a 0,86° – ben al di sotto dei 2°C rispetto alla media pre-industriale e di proseguire gli sforzi nel tentativo di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C, riconoscendo che ciò ridurrebbe in modo significativo i rischi e gli impatti del cambiamento climatico. La Conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi, l’incontro mondiale dei delegati di 195 Paesi più la UE, chiamato in breve COP21, si è tenuta nella capitale francese, dal 30 novembre al 12 dicembre del 2015. COP è l’acronimo di Conference of Parties, (Conferenza delle Parti), la riunione annuale dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione Onu sui cambiamenti climatici, da cui è scaturito il trattato di Kyoto. È stata la 21ª sessione annuale e la 11ª sessione della riunione delle parti del protocollo di Kyoto del 1997. Questa conferenza ha avuto come presidente il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ed è stata organizzata dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), un trattato ambientale creato dalla Conferenza sull’Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED). Il risultato della conferenza è stato quello di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni, anche da Barack Obama. Fabius nel presentare la bozza finale dell’accordo ha affermato che “Si tratta di un accordo giusto, sostenibile, dinamico, equilibrato e legalmente vincolante”. In realtà, l’accordo anche se si definisce vincolante, non prevede meccanismi di sanzione, in quanto l’impegno dei singoli Stati è volontario. Dopo anni di tentativi fallimentari, a Parigi è stato raggiunto finalmente un accordo storico sul clima da parte dei delegati di 195 Paesi, partecipanti alla conferenza sul clima, più l’Unione europea (per la prima volta presente con un’unica voce). Il risultato della conferenza di Parigi è stato quello di aver raggiunto un accordo che prevede l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a meno di 2° rispetto ai livelli pre-industriali, attraverso un emissione antropica di gas serra pari a zero, da raggiungere durante la seconda metà del XXI secolo. Le parti si impegnano anche di “proseguire gli sforzi per” limitare l’aumento della temperatura a 1,5°. Il riscaldamento alla superficie dipende da quanti gas serra ci sono in atmosfera. Per raggiungere l’obiettivo di mantenere la temperatura a 1,5°C occorre puntare su nuovi modelli di investimento e su un’economia a basse emissioni di carbonio (con lo sviluppo di fonti rinnovabili e il miglioramento dell’efficienza energetica), per poi raggiungere entro il 2100 emissioni negative, cioè una capacità di assorbimento di gas serra dall’atmosfera su vasta scala che sia superiore, grazie a nuove tecnologie dedicate, alla quantità di emissioni nel frattempo diminuite. Per fare ciò occorre ridurre le emissioni di gas serra del 40-70% entro il 2050. L’accordo di Parigi sul clima è solo la partenza e non certo il traguardo per evitare mutamenti climatici pericolosi all’ambiente e all’uomo. E’ un accordo senza precedenti per ridurre le emissioni di gas serra e rappresenta una svolta importante rispetto al fallimento della Conferenza di Copenhagen del 2009. Infatti ora c’è l’impegno dei leader mondiali di avviare una serie di cicli quinquennali sempre più ambiziosi per ridurre le emissioni di gas serra. Per raggiungere gli obbiettivi fissati nell’accordo di Parigi occorre che i governi avviano azioni concrete per porre fine all’era del carbone e aumentino gli investimenti nelle energie rinnovabili. L’accordo ha l’obbiettivo di rovesciare la tendenza del cambiamento climatico, ma sarà sufficiente a raggiungere l’obiettivo prefissato? O servirà solo a rendere un pò più lenta la catastrofe climatica? In realtà per gli obiettivi che proclama prevede impegni insufficienti. Infatti l’accordo raggiunto dai delegati partecipanti alla Conferenza di Parigi, pur avendo impegni più concreti contro il surriscaldamento del pianeta, presenta evidenti limiti sia per i tagli promessi che risultano insufficienti e sia per la mancanza di un calendario che porti alla progressiva sostituzione delle fonti energetiche fossili con quelle rinnovabili. Inoltre il patto entrerà in vigore a partire dal 2020 e prevede la prima verifica sui risultati raggiunti da ogni Paese nel 2023. Poi ogni 5 anni ci sarà una revisione, da parte della COP stessa, dei progressi raggiunti con questo accordo e una rivalutazione degli impegni assunti da ogni singolo Paese, per fare in modo che portino all’obiettivo finale, cosa che oggi non fanno. Tuttavia l’accordo potrebbe essere a rischio in quanto è stato stabilito che il livello di emissioni compatibile con l’obiettivo di 1,5 gradi sarà deciso nel 2018 e nel frattempo le emissioni che saranno prodotte nei prossimi anni potrebbero compromettere il raggiungimento degli obiettivi fissati nel patto di Parigi. Dunque a dispetto dei toni trionfalistici dei politici, l’accordo non è ancora sufficiente, è solo un primo passo per azzerare le emissioni di gas a effetto serra, contrastare il riscaldamento globale ed effettuare una progressiva decarbonizzazione della società, soprattutto mettendo un freno ai combustibili fossili e dando slancio alle rinnovabili. La transizione energetica verso le fonti rinnovabili è solo una questione di volontà politica e di scelte economiche. I cambiamenti climatici stanno modificando la flora e la fauna e gli effetti dell’aumento delle temperature saranno ancora più catastrofici se la comunità internazionale non interviene subito. In conclusione è ora di agire, prima che i cambiamenti climatici diventino irreversibili.

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